Non ho mai avuto il “senso di maternità”. Mi dicevo che non era cosa per me. Io figlia di una mamma che ci ha cresciuti dicendo “non fate figli che vi rovinano la vita”. Io sempre troppo presa dallo studio, dal lavoro, dalla socialità, dal divertimento… Io, da sempre bisognosa d’amore ma forse davvero mai innamorata.
Testimonianza di Elena
A trent’anni avevo tutto quello che desideravo a venti: la carriera, il compagno, gli amici fighi, la casa (con mutuo), la vita dei sogni, i “brava” dei genitori… e quell’insoddisfazione dentro, quella vocina che ogni giorno mi diceva: non è questa la tua strada, sei qui per fare altro.
Inizio a lavorare su di me, inizio a ricercare e ricercarmi, passano anni, chilometri, domande, lacrime… e poi arrivo a mollare tutto: contratto a tempo indeterminato, appartamento preso a rate, il fidanzato perfetto e tutto il “pacchetto confort” che mi ero costruita.
A quarant’anni mi trovo letteralmente senza nulla. Ma con un grande amore con cui il niente sembra tutto.
E lì, all’osso della mia vita, come regalo dei miei 40 anni, mi iscrivo a un ritiro a Bagno di Romagna: “Il richiamo delle madri”. Un lavoro profondo, diverso da quelli fatti finora… un lavoro di buio, terra, viscere e utero. Un digiuno potente, un gruppo di sorelle di cui ancora porto gli sguardi addosso e un’anima affine – Munira – che oggi sento grande amica e straordinaria compagna di cammino.
Dopo quell’incontro inizia un anno potente, duro, ma pieno di fede.
Yawarwillka – Sangue Sacro mi accompagna ogni mese, e ogni luna nuova diventa un nuovo seme che germoglia dentro. Incontro altre donne con cui lavoro su me stessa, con cui cresco… cambia la mia visione dell’essere donna, la mia idea di malattia e di sintomo, il mio rapporto con mia madre, la mia rabbia si trasforma, scopro una rinnovata spiritualità. Muto. Osservo. Cado e mi rialzo. Parto.
A maggio decido di fare il Cammino di Santiago. Durissimo anche questo, ma incredibile. Quando torno per la prima volta nella mia vita metto in discussione la mia ferrea decisione di non avere figli. Passano due mesi e dopo un incidente in bicicletta ho la mia ultima mestruazione. Sono incinta. Esattamente un anno dopo il richiamo delle madri… sono madre.
È una gravidanza naturale, lontano da esami, medici e visite… resto connessa con la natura, con la pancia, con il mio compagno.
I mesi passano e la vita scorre dentro di me accompagnandomi nella vita. Verso il termine della gravidanza preparo un despacho e insieme a Munira creiamo un rituale di offerta alla Terra e alle energie che la abitano e un “piano” per il parto che sarà a casa. Partorisco tra le braccia del mio compagno, davanti a una candela accesa, con l’incenso che profuma la stanza, due ostetriche come angeli custodi che vegliavano su di noi. Un amore talmente denso da sembrare palpabile riempiva la stanza… tante donne, anche se lontane, si sono fatte vicine col cuore. Una forza incredibile mi è arrivata da tutte. Alla sera abbiamo fatto una piccola cerimonia per ringraziare la placenta. E poi io e il papà abbiamo bruciato il despacho, fatto le preghiere, i ringraziamenti, e siamo rimasti lì, incantati da tutta questa meraviglia.
Al primo compleanno insieme a Munira e Filippo e a tutti i nonni e gli zii abbiamo sepolto la placenta. Con una celebrazione semplice, pura, bellissima – commovente – abbiamo rinsaldato le nostre radici, al sole di primavera, con il vento che ci ha accompagnato leggero, abbiamo piantato un albero e ringraziato e gioito. È nata una famiglia nuova e tutti noi siamo rinati. Forse ci siamo conosciuti per la prima volta proprio lì. Festeggiare in questo modo, celebrare in questo modo, è stato un dono eccezionale. Oggi, che riguardo ancora tutto ciò con incredulità, con il cuore colmo di gratitudine e con una nuova consapevolezza continuo a farmi sorprendere… con la speranza e l’intento di condividere quanto di meraviglioso abbiamo vissuto e stiamo vivendo, e di farlo insieme, magari qui, con altre anime affini, in cammino come noi.

